SPETTACOLI DI PROSA

Dai classici ai contemporanei, dalla commedia al dramma, dal monologo allo spettacolo corale.
I nostri spettacoli si adattano a diverse location e atmosfere, ci piace, infatti, cimentarci con testi diversi, con stili diversi e con linguaggi diversi.

Di seguito il nostro repertorio. Se vuoi organizzare un evento, fare una raccolta fondi, inserirci nella tua rassegna non esitare a contattarci.

Sei autori in cerca d’un personaggio
di Andrea Mazzola (durata 75’)

Per il 150esimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello, un Teatro ha selezionato sei adattamenti di testi del drammaturgo siciliano. Il Regista aspetta l'arrivo degli autori e per ogni testo assegnerà uno o più attori. Quelli che arrivano sul palco però, non sono timidi scrittori impacciati e anonimi ma persone con caratteristiche psicologiche e sembianze fisiche uguali a quelle di alcuni protagonisti delle opere pirandelliane, come se scrivendo di loro li avessero assorbiti in se stessi. Sul palco si aggira anche un uomo che sembra provenire da un'altra epoca e che ci sembra di riconoscere, anche se ci par strano che a una festa così possa partecipare anche il festeggiato.

Carlotta
di Cristina Caridi (durata 60’)

Chi è Carlotta? Una donna come tante che (come tante) si sente diversa da tutte quelle che conosce. Un giorno, seduta per terra nella sua stanza fa una scoperta che la porta a mettersi in discussione a 360 gradi e dal chiuso di quella stanza, eletto a suo rifugio, si confessa ad un’amica che forse è lì, ma forse anche no. Fatevi trasportare nel suo mondo e affidatevi a lei, non vi farà del male, promesso!

Sognando Parigi
di Andrea Mazzola (durata 75’)

Francesca e Stefano, futuri sposi, partono per Parigi, coronando così il loro sogno d'amore. La loro partenza porterà gli amici Sandro e Manuela ad alcune riflessioni sulla vita, sull'amore di coppia e sulla morte, arrivando quasi a mettere in discussione il loro rapporto.
Che cosa succede quando la realtà della vita ti piomba addosso inesorabile come una lama nel vento, quando il tempo si ferma all'improvviso, il fiato si fa corto e tutto ciò che non avresti mai immaginato diventa realtà? Manuela voleva bene a Francesca e non voleva credere al destino fino a quando non ne fu protagonista.
...ho dentro un circo, il lanciatore di coltelli ha come bersaglio il mio cuore e non sbaglia un colpo...

Enigma
di Stefano Massini (durata 65’)

Due cittadini della ex-DDR si incrociano dopo un incidente stradale in una sera piovosa nella Berlino riunificata. La loro è ostalgie, la nostalgia riflessiva di Berlino Est e così alterano il ricordo del passato, la gioventù serena, il bello della DDR, le notti di Berlino. Ma niente è come sembra: il passato non può rimanere sotto chiave per sempre.
Un thriller psicologico dove l’essenziale si nasconde nel dettaglio. Cercate di risolvere l’enigma. Oppure il meccanismo girerà a vuoto, senza soluzione.

Ciò che rimane. Piccole storie della Grande Guerra
A.A.V.V. (durata 90’)

Siamo in una soffitta, il luogo ideale per conservare i ricordi. Uno strano personaggio vi si aggira e dalla sua voce prendono vita storie che riportano a un secolo fa. Storie che ci raccontano di una “grande” guerra, di uomini e donne, di cosa succedeva quando tutti gli uomini erano al fronte e di cosa succede oggi quando si ritrovano i ricordi di un tempo che sembra lontano, ma che non lo è poi così tanto.
Perché la Prima Guerra mondiale ha segnato l’Europa al tempo, ma è stato un evento che ha anche messo le basi per i futuri avvenimenti e ha cominciato a definire chi siamo oggi.
In pochi sanno quanto di quel periodo sia ancora presente nel nostro quotidiano, nascosto sotto la polvere o diventato, semplicemente, abitudine.
“Ciò che rimane – Piccole storie della Grande Guerra” prova a mostrare alcuni quadri, per ricordare quel tempo, ma per ricordarci anche chi siamo oggi.

Poesie da Terezìn
di Susanna Barta e Manfredo Bertazzoni (durata 60’)

Ricordare: verbo transitivo. Conservare nella memoria, rammentare.
Dare un significato a questa parola è quello che vuole fare lo spettacolo Poesie da Terezín.
Usando le parole, le immagini, le suggestioni di Ilse Weber, riviviamo, insieme al pubblico, una delle testimonianze più delicate e struggenti relative al genocidio degli ebrei perpetrato dai nazisti in quegli anni.
Le opere di questa scrittrice ceca di origine ebraica, internata presso il campo di concentramento di Terezín, dove si è occupata dei bambini detenuti, sono state salvate dal marito che, prima della deportazione ad Aushwitz, le ha sotterrate in una buca, nel capanno degli attrezzi, sottraendole così dalla distruzione.
Un viaggio condiviso tra attori e pubblico per non dimenticare.

Oltre i confini dell'Ebro
di Alberto Canevali (durata 60’)

Due artisti di varietà in un’epoca buia. 
Due portatori sani di arte e divertimento vagano per le strade della guerra.
Un giorno si imbattono nelle milizie franchista, inconsapevoli di aver passato il confine dell’Ebro, nato da poco e sono costretti ad asservirsi al potere militare, sono costretti a fare uno spettacolo davanti ad un pubblico decisamente strano.
Fra numeri comici, operetta, canzoni e balli, ci si troverà di fronte ad una questione importante: l’arte può salvare la vita e l’anima di una persona?

Con Eterna Riconoscenza
di Massimiliano Muià (durata 70’)

Una domanda molto banale dà inizio a una serie di equivoci e rivelazioni inaspettate che rendono indimenticabile una normale e consueta cena tra amici. 
Vincent 40enne, agente immobiliare sta per diventare padre. Per festeggiare l'evento è invitato a cena dalla sorella Elisabeth (Babou) e da suo marito Pierre, suo migliore amico, entrambi insegnanti. Alla cena c'è anche Claude, musicista trombonista d'orchestra e amico d'infanzia di tutti. Anna, la moglie di Vincent, è come sempre in ritardo. Durante l'attesa Vincent fa una rivelazione: la coppia ha deciso di chiamare il nascituro Adolf. Un "semplice" nome dà il via ad accuse che coinvolgono e travolgono tutti i presenti. Cosa vedrete in scena? Una brillante commedia fatta di dialoghi taglienti e incessanti equivoci dai risvolti inaspettati.

L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Oscar Wilde (durata 80’)

Perché una nuova messa in scena di una delle commedie più famose e rappresentate di Oscar Wilde? Perché oggi è attuale più che mai. Perché viviamo in una società in cui l'apparenza vince su tutto, che ha bisogno dell'irriverenza e dell'anticonformismo del miglior Wilde per svegliarsi dal torpore.
Questo testo ribalta le regole, stupisce, confonde, fa sorridere e, come ogni commedia che si rispetti, finisce bene. Dopo averci fatto riflettere, però.

Tutta colpa di un topo
di Davide Berveglieri ed Erika Fabiano (durata 75’)

Una commedia grottesca che racconta come quotidianamente reprimiamo le emozioni: piangere è da deboli, non è bene mostrare ciò che proviamo, chi è forte, sopporta. Le convenzioni sociali ci impongono la razionalità e il controllo delle emozioni. Poi, con un'esplosione incontenibile finalmente esprimiamo le emozioni senza filtri. E diventiamo veri: magari non migliori ma certamente più umani.

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